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Abbigliamento e sicurezza, una cultura che non appartiene a tutti

Scrivo questo pezzo di getto. Lo scrivo perché purtroppo, lo scorso week-end, un caro amico è scivolato mentre faceva un giro con gli amici. Nessuna conseguenza grave, se non per la moto poverina, ma il mio amico sta benone; solo qualche ammaccatura e un gomito sbucciato, niente che il tempo e qualche garza non possa guarire senza pesanti strascichi. Però quel che è successo mi ha fatto riflettere e così volevo condividere con voi qualche riflessione.

Sono consapevole che sono già stati scritti fiumi di parole a riguardo, non voglio annoiarvi ulteriormente facendo il genitore apprensivo che rompe le scatole. Tuttavia credo che sia utile per tutti fermarsi due minuti a riflettere. Lo dico perché il mio amico indossava abbigliamento tecnico e nonostante questo ha una bella ferita sul gomito. Lo dico perché è un motociclista di lungo corso con una grande esperienza; ha guidato molte moto, più o meno potenti, insomma non è un novellino. In tutti i km che ha percorso, e fidatevi che sono parecchi, non era mai caduto. Eppure nonostante questo non ha mai rinunciato a proteggersi durante la guida.

Non una semplice sbucciata.

Ma andiamo con ordine, prima di tutto voglio raccontarvi l’accaduto. Non lo voglio analizzare più di tanto, non voglio andare off topic come si suol dire, però credo sia interessante. Stava percorrendo la classica stradina di montagna secondaria, di quelle “vecchie” poco trafficate che sono state abbandonate a se stesse. Stretta, boscaglia a sinistra, guardrail a destra. Tantissime buche e sconnessioni, asfalto che si sgretola solo a guardarlo e tanto, tantissimo brecciolino. Semicurva a sinistra, traiettoria non perfetta e boom, anteriore che parte e uomo a terra. Si alza subito, è tutto intero, la moto un po’ meno ma in quei momenti passa in secondo piano.

Però non è della scivolata che voglio parlarvi, come avrete intuito dal titolo. No, vi voglio parlare dell’abbigliamento perché come vi ho detto prima, nonostante avesse tutto l’abbigliamento tecnico, non è bastato. Perché dopo essersi alzato e aver tirato su la moto, si è tolto la giacca e ha “scoperto” di aver dato una brutta grattata all’avambraccio, subito sotto il gomito. La giaccia che aveva non ha fatto esattamente il suo lavoro, e non è una “cinesata”, parliamo di una giacca traforata di marca. Non ha senso citare il nome perché non è quello il problema. Il fatto è che nonostante fosse un prodotto certificato, il danno al mio amico c’è stato.

Quindi vorrei porre l’attenzione su tutti quelli che vedo andare in giro con molta nonchalance sprezzanti del fatto che cadendo ci si può fare male, molto male. E questo esempio calza a pennello perché è una caduta banale, successa in un momento di distrazione, insomma una cosa che può capitare a tutti. Non stava correndo, non stava facendo il cretino, stava semplicemente percorrendo una strada. E io vi giuro che quando vedo motociclisti (o scooteristi, non cambia niente) in pantaloncini e t-shirt mi vengono i brividi.

Ci sarebbe da scrivere un libro sul tema abbigliamento, è veramente un argomento vasto. Però davvero non capisco certe scelte. Oggi parlando di abbigliamento c’è un’offerta vastissima, su tutti i capi. Per ogni stagione, per ogni clima, per ogni “ambiente”, ci sono capi studiati per dare il massimo, sia da un punto di vista protettivo, sia per il confort. Anche se poi, a ben guardare, il problema si pone per lo più d’estate, o comunque quando arriva il caldo. E lo capisco, ci mancherebbe, a nessuno piace soffrire il caldo.

Tuttavia credo che ci siano molti altri fattori che influenzano le scelte dei motociclisti. Primo fra tutti è forse l’eccesso di sicurezza, il fatto di pensare che “io non cado”; o forse, ancora peggio, il “vado piano”. Siamo onesti, quante volte lo abbiamo pensato?! Dici “ma sì oggi vado tranquillo, non sto qui a vestirmi di tutto punto”. Eppure dobbiamo uscire da questo stereotipo sbagliatissimo che quando si va piano non si cade, perché si può cadere sia quando si va piano sia quando si va più sportivi. Non c’è una regola, capita e basta, e se in quel dannato momento non siete attrezzati potreste pagarla.

Però sono curioso perché, ovviamente, non ho tutte le risposte e quindi vorrei chiedere anche a voi.  Vorrei chiedervi cosa spinge i motociclisti a guidare senza abbigliamento adeguato. È solo pigrizia oppure supponenza? Qual è il minimo sindacale che tutti dovrebbero indossare?  Io da questo punto di vista sono fortunato perché ho sempre avuto la fissa delle protezioni. Sin dall’inizio ho sempre usato casco, paraschiena, giacca, guanti, pantaloni e calzature, tutto abbigliamento certificato per l’utilizzo motociclistico.

Ogni tanto mi chiedo se chi ci governa non dovrebbe imporre uno standard come avviene in altri Paesi, tipo la Francia, dove casco, guanti e gilet catarifrangente sono obbligatori. So già, perché l’ho già sentito molte volte, che in molti non sarebbero d’accordo. Dicono che così facendo gli si priverebbe di una libertà, perché loro in moto vogliono andare vestiti come cavolo gli pare. Come se guidare con una giacca ti privasse di qualcosa, semmai è proprio il contrario, è un valore aggiunto! La sicurezza deve essere vista come un valore aggiunto! 

Io, nel mio piccolo, porto avanti la mia battaglia per vedere un giorno tutti i motociclisti protetti, almeno per quanto riguarda l’abbigliamento. Non dico che tutti dovrebbero andare in giro come i piloti della MotoGP, però: un casco, un paraschiena, una giacca ventilata, dei guanti leggeri, un paio di jeans in kevral e delle scarpe non vi danno tutto il disagio che pensate, fidatevi.

Ricordate il proverbio “prevenire è meglio che curare”! 

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